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Cosa intende l’autrice per allevamento? Sgomberando subito il campo dagli equivoci specifica che “ non esiste un allevamento industriale , là dove c’è industria non c’è allevamento possibile”. Porcher ritiene dunque che nell’allevamento la dimensione affettiva abbia la stessa importanza di quella economica. Nell’allevamento gli animali mantengono una individualità, sono comunque destinati ad essere uccisi ma nel frattempo, in cambio, vengono ospitati, nutriti e curati.

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Fin dai suoi albori la zootecnia ha considerato gli animali non come esseri viventi, capaci di soffrire ed essere felici, bensì come macchine, fonti di profitto. Secondo l’autrice è fondamentale, non solo per il benessere degli animali ma per salvare la nostra stessa umanità, continuare a vivere e cooperare con gli animali,  conservando quel rapporto di co-lavoro ed empatia  che caratterizza la nostra società da millenni. L’avvento del capitalismo ha prodotto un degrado dai rapporti umani, e lo stesso è accaduto con gli animali. “Mentre da un lato aumentavano le rese, la felicità di stare con le bestie si è dissolta nelle colonne di numeri e calcoli relativi alla loro produttività”.